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Il Segreto della Sibilla Pastora | 2015

sibillapastora

E se la figura della Sibilla Appenninica non fosse solo una leggenda? Se i racconti che tutti conosciamo mostrassero solo una parte della verità? Se ci fosse molto di più dietro ad una delle storie più misteriose del centro Italia?

Un romanzo affascinante, quello di Enrico Tassetti, soprattutto per chi come me ama sognare. Non si è mai troppo grandi per farlo e i libri ci aiutano molto in questo. Se poi questi libri parlano di luoghi che conosciamo bene e che frequentiamo molto spesso il sogno si intreccia con la realtà e se non stai bene attento inizi a vedere negromanti che vagano tra la nebbia, persone incappucciate che ti scrutano dagli angoli bui di chiesette sperdute in mezzo alle montagne, oppure donne bellissime che con un solo sguardo ti trasmettono tutta la sapienza dell’universo.

Si, decisamente mi piace sognare.

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Lu Serpe di Falerone

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Il piccolo borgo di Falerone || Foto di Simona Pezzotta

Abbiamo un debito di riconoscenza verso degli ordini conventuali.
Molte golosità che appartengono alla tradizione dolciaria italiana traggono le loro origini proprio da abili mani monacali.
Dolci storici, ma non tutti godenti della stessa notorietà. Se infatti alcuni di loro hanno superato le mura claustrali ed i confini cittadini dei luoghi di origine, divenendo un simbolo della pasticceria classica italiana (si pensi alla Sfogliatella Santa Rosa del Monastero di Santa Rosa a Conca dei Marini), per molti altri non è stato così! Pur giungendo all’esterno dalle cucine monastiche, pur riprodotti nelle cucine domestiche e commercializzati da laboratori, questi dolci sono rimasti profondamente ancorati ai loro luoghi d’origine. Delle specialità che nel tempo sono state codificate come tradizionali del territorio, identificandolo, qualificandolo, ma la cui fama e la cui diffusione tuttavia sono rimaste circoscritte, limitate, in termini geografici. E questo è il caso di Lu Serpe di Falerone, una leccornia capace come pochi di non farsi più scordare una volta assaggiata.

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Stagioni di vita al Sasso Simone

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Il Sasso Simone

Il Sasso Simone e Simoncello, con il territorio circostante, rappresentano uno dei tanti, ma preziosi, spazi liberi e selvaggi che ancora l’Appennino protegge, oasi in cui si ravvisa la primitiva bellezza della natura.

Il Sasso di Simone (e il Simoncello) è un complesso calcareo al confine tra le Marche e la Toscana e anche al confine tra il Parco Interregionale del Sasso Simone e Simoncello (Emilia Romagna e Marche) e la Riserva Naturale Sasso di Simone (Toscana). E’ chiaro che, al di là di confini amministrativi, c’è un interesse comune a proteggere il più possibile le bellezze naturali dell’area.

Quello che colpisce, oltre alla elevata importanza naturalistica dell’area (sono presenti SIC, ZPS e Aree Floristiche Protette) sono i resti di un qualcosa costruito dall’uomo che possiamo rinvenire sulla sommità del Sasso.

“Quei resti, quella storia in gran parte impalpabile, costituisce ancora oggi, nel bel mezzo di un ambiente naturalistico di eccezionale valore, la meta di quanti avvertono il fascino del bello e il mistero delle cose mai assaporate o assaporabili fino in fondo”.

Cosa è avvenuto nel passato da queste parti? Chi ha vissuto quassù?

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Marco Pantani e il Carpegna

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La salita finale al Monte Carpegna. Ph: Nicola Pezzotta

Ricordo che avevo 16 anni ed ero estasiato davanti alla tv.

Davanti a quell’omino pelato che schizzava sulle salite come  se non fossero poi così impegnative.

Lo ricordo come se fosse ieri.

“Eccolo che va! Eccolo che parte!”. Pomeriggi interi ad aspettare quell’istante.

Il prima e il dopo erano insignificanti davanti all’esplosione di adrenalina di quell’attimo.

Mi alzavo anch’io dal divano saltellando e dicendo “vai Marco, vai!”.

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Jia strinata: come conservare le olive nere

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Olive nere | Foto di Simona Pezzotta

Jia strinata ovvero oliva intirizzita, morta dal freddo.
L’esigenza di conservare a lungo alimenti di facile deperibilità, di fare una scorta, approfittando dei periodi in cui maggiore è la disponibilità di taluni prodotti, ha portato nel tempo l’uomo a sviluppare diversi metodi di conservazione. La salatura è uno di questi. E’, tra le tecniche conserviere, una delle più antiche.

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Il Sistema Provinciale d'Arte Contemporanea nelle Marche. SPAC quale futuro?

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Urbania, Teatro Bramante. Da sinistra: Gilberto Santini, Roberto Paci Dalò, Massimo Mattioli, Giovanni Gaggia, Camilla Falcioni

Qual è il futuro dell’arte contemporanea nelle Marche? E, nello specifico, quale sarà il destino dello SPAC - Sistema Provinciale Arte Contemporanea della Provincia di Pesaro e Urbino, la sola ed unica Rete di arti visive contemporanee a livello regionale? Queste e molte altre le domande al centro dell’incontro SPAC quale futuro? Il Sistema Provinciale d’arte Contemporanea si interroga, tenutosi ieri 1° dicembre 2015 negli spazi del Ridotto del Teatro Comunale Bramante di Urbania (PU).

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Pietrarubbia: la rinascita di un borgo

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Montefeltro dalla salita al Monte Carpegna. Al centro in fondo Pietrafagnana o "Dito del Gigante".

Sballottati qua e là nel pulmino saliamo la tortuosa strada che dal mare ci porta a Carpegna, piccolo centro del Montefeltro cerniera nord della regione Marche (a nord e ovest c’è l’Emilia Romagna, a sud la Toscana). In questa grigia e uggiosa, nonché piovosa, giornata autunnale, la foschia copre quasi ogni cosa e non ci rendiamo conto esattamente di dove ci troviamo.

Fino a che, tra le nebbie, alla nostra sinistra spunta un “torrione” o quello che noi pensavamo fosse una torre costruita dall’uomo. E’ Pietrafagnana o il “Dito del Gigante”.

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