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Vieni alla scoperta delle terre che amiamo

Il Lago di Pilato tra storia e leggenda/1

"Un alone di mistero circonda la catena dei Monti Sibillini, un'atmosfera incantata vi si respira. Pizzo del Diavolo, Gola dell'Infernaccio, luoghi dai chiari richiami demoniaci ed infernali, preludio di incontri spaventosi ed orridi. Cima del Redentore, Scoglio del Miracolo, Valle dei Tre Santi, luoghi dai distinti riferimenti mistici e spirituali, testimonianza della timorosa e rispettosa devozione popolare. Ed ancora Monte Sibilla, Grotta delle Fate, Fonte del Guerin Meschino, luoghi mitici e fiabeschi. E' una terra di opposti quella dei Monti Sibillini, una terra popolata da stregoni, fate, negromanti e personaggi misteriosi. E' una terra dove vivo è ancora il mito della Sibilla Appenninica, dove i racconti e le leggende si rincorrono, intrecciandosi con la storia, fino a fondersi con la stessa nella sottile linea di confine tra fantasia e realtà."

E' proprio in questo contesto che si colloca il Lago di Pilato. Situato nel Parco dei Monti Sibillini è l'unico lago naturale della regione Marche e sicuramente uno degli ultimi laghi di origine glaciale rimasti nell'Appennino. A 1949 m di altitudine s.l.m., è collocato in una conca, un circolo glaciale con accumuli morenici segno evidente dei ghiacciai presenti durante l'era del Quaternario. Circondato dalle più alte vette dei Monti Sibillini (Monte Vettore - 2476 m, Punta di Prato Pulito - 2373 m, Cima del Lago - 2422 m, Cima del Redentore - 2448 m, Pizzo del Diavolo - 2410 m) nella stagione del suo massimo invaso è lungo circa 500 m, profondo 15-20 m e largo, nella sua parte centrale, 125-150 m.

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Lago di Pilato - Luglio 2006 | © Nicola Pezzotta 2006. All rights reserved

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Suona le campane, din don dan: Sirolo

Dopo un pò di assenza dal blog, sono tornato per cambiare la veste grafica del blog in vista della primavera. Nel frattempo volevo condividere con voi un video che ho trovato navigando su internet. Si tratta della sonata a festa delle campane della Parrocchia di San Nicola di Bari di Sirolo. Non sapendo praticamente niente di campane e campanari, nella parte sottostante del video riporto le testuali parole di campanaro67 che è il nickname della persona che ha inserito il video su you-tube.

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Monti Sibillini: Da Capanna Ghezzi al Lago di Pilato per la Cima del Redentore

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 Mappa del percorso

Prima di partire: Fate un rifornimento di acqua perché durante il percorso troverete soltanto due fonti, di cui la seconda (sotto il Lago di Pilato) quasi sempre asciutta durante la stagione estiva.

Luogo di partenza: Punto di partenza ideale è la Capanna Ghezzi (rif. CAI di Perugia). Dico ideale perché è praticamente impossibile arrivarci in macchina! Infatti la carrareccia è davvero impraticabile a causa dei profondi solchi scavati dallo scorrere delle acque piovane proprio al centro della strada.

Come arrivare: Scendendo da Castelluccio di Norcia, in direzione di Ascoli Piceno, troviamo, sulla sinistra, poco prima del Pian Grande, una piazzola di sosta naturale. Da qui parte la stradina imbrecciata che dovete prendere per dirigervi alla Capanna Ghezzi. Come ho già accennato in precedenza difficilmente riuscirete ad arrivare fino al rifugio; il mio consiglio è quindi di percorrere il più possibile questa stradina e parcheggiare al lato quando incontrate una sbarra in metallo (1350 m).

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San Giorgio all'Isola

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San Giorgio all'Isola | © Nicola Pezzotta 2009. All rights reserved.

Approfittando di una bella giornata, domenica scorsa (il 15 Novembre), sono andato a fare un giro per i Monti Sibillini. Avevo letto del progetto Sibillini Open, e speravo di visitare qualche antica chiesa. Invece ho trovato chiusa proprio la più interessante. Stiamo parlando della Chiesa di San Giorgio All'Isola nell'omonima frazione (672 m) a 6 km da Montemonaco. L'impianto originale di questa chiesa risale al IX-X sec. ed era ad unica navata; successivamente vennero aggiunti uan seconda navata sul lato sinistro, la torre addossata alla facciata e la sacrestia sul lato destro.

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Come le ciliege, una tira l'altra: le Olive Ascolane

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 Piazza Arringo | © Nicola Pezzotta 2009. All rights reserved

Ascoli Piceno è una città sorprendente, culturalmente stimolante. Le diverse epoche storiche l'hanno percorsa e vissuta, lasciando tracce evidenti nel tessuto urbano. In esso si sono incontrati, mescolati e fusi insieme stili diversi - dal romanico al gotico, dal barocco al liberty - in una perfetta armonia. Questo è quello che sorprende di più. Fondamentale in questo gioco di eleganza ed armonia è stato il ruolo del travertino. Per duemila anni è stato usato come principale materiale per la costruzione di palazzi signorili, palazzi del potere, chiese e per la pavimentazione delle piazze, donando, con le sue morbide tonalità, quella preziosa luminosità che rende il centro storico di Ascoli Piceno tra i più apprezzati d'Italia.
Città del travertino, città delle cento torri, città del travertino parlante, tanti sono i modi per chiamarla e tante altre espressioni potrebbero essere trovate ed usate, camminando per la città. E sì, perché è proprio a piedi che si riesce ad apprezzare a pieno la città di Ascoli Piceno, a scoprirne il vero volto, percorrendo le caratteristiche viuzze e facendosi sorprendere da suggestivi scenari.

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Quel folle amore del dio Apollo: Daphne Laureola

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Daphne Laureola - Valle dei Tre Santi, 1200 m, Novembre | © Nicola Pezzotta 2008. All rights reserved.

L'incontro con la Daphne laureola è stato davvero accidentale. Di ritorno da una breve escursione tra i boschi che ci ha condotti fino alle sorgenti del fiume Tennacola, risalendo il sentiero che costeggiava il fianco della montagna, ci fermammo per una breve sosta. Il bosco, che correva giù lungo il declivio, si mostrò in tutto il suo splendore sotto la dolce luce autunnale, appena punteggiato di giallo dorato. Imponenti, slanciati come colonne, gli alberi salivano al cielo, costringendo a pose d'un precario equilibrio al fine di scorgerne la chioma. Approfittando della sosta, il fotografo della compagnia decise di fissare su pellicola qualche immagine del luogo. Nel cercare la giusta posizione per una corretta inquadratura, finì per perdere l'equilibrio e cadere su di un piccolo arbusto schiacciandolo completamente con gli scarponi da trekking (ben 45 cm. di lunghezza!!!!). Ora, tralascerò ciò che in quel momento mi passò in testa e neanche riferirò quello che effettivamente mi uscì dalla bocca. Mi atterò così soltanto ai fatti. Quando il nostro fotografo si rialzò, notammo con nostra grande sorpresa (più mia direi che degli altri) che l'arbustino, oramai dato per spacciato, si era prontamente risollevato come fatto di gomma, senza presentare alcuna rottura: - Che curiosa questa pianta, cosa sarà... -

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La nera silhouette del Gracchio Alpino

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Gracchio Alpino. Fonte: internet

Più piccolo e snello della Cornacchia, il Gracchio Alpino (Pyrrhocorax Graculus) è inconfondibile per avere il piumaggio uniformemente nero con becco giallo e zampe rosso arancio (nerastre nel giovane). La silhouette in volo è caratterizzata da ali lunghe, ampie e arrotondate e dalla coda piuttosto lunga e arrotondata all'apice. La lunghezza è di circa 37 cm; l'apertura alare di 80 cm e il peso è intorno ai 260 g. Vive in Europa, Asia, ed Africa del nord; in Italia nidifica sulle Alpi, e sull'Appennino, in habitat costituiti in cui sia la possibilità di trovare costoni rocciosi, ma anche cave. Sedentario, in estate è osservabile quasi esclusivamente al di sopra del limite superiore delle foreste; nidifica su pareti rocciose e si alimenta sulle praterie alpine e lungo i bordi dei nevai. In inverno, in caso di abbondanti precipitazioni nevose scende sino al fondovalle frequentando prati, frutteti e centri abitati (osservabile occasionalmente anche all'interno di Aosta). Le stazioni turistiche site a quote elevate offrono alla specie una sicura fonte di alimento durante tutto il corso dell'anno, consentendone lo svernamento anche sino a 2500-3000 m di altitudine.

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Uso e abuso del fiume Aso

Qualche giorno fa ho letto un articolo di Valido Capodarca su un giornaletto chiamato Tracce di Montagna, di cui vorrei rendervi partecipi. E' descritta la grave situazione in cui si trova il fiume Aso, ma può tranquillamente riguardare lo stato della maggior parte dei bacini marchigiani.

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A spasso per... Ancona

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Mappa di Ancona zona centro

Siamo ad Ancona, capoluogo delle Marche. Vi presento in questo post di oggi una piccola passeggiata nella parte più antica della città.

Si parte dal Duomo di Ancona. Il mio consiglio è, se andate in macchina, di parcheggiare qui; a quanto pare i parcheggi non sono (per ora) a pagamento. Da questo luogo panoramico potete osservare il porto di Ancona e tutta la costa a nord della città. Sul colle Guasco, dove ci troviamo ora, sono stati ritrovati resti della civiltà romana e addirittura greca. Se non sbaglio, Ancona, sembra sia stata fondata proprio dai Greci Siracusani (Ankon=Gomito). Dove oggi c'è il Duomo di San Ciriaco, in passato, era eretto il Tempio ad Afrodite, protettrice dei naviganti (III sec a.c.) e successivamente la Chiesa di San Lorenzo (VI sec d.c.). La struttura attuale risale al XI-XIII sec d.c.. Nei pressi del Duomo è da visitare anche il Museo Diocesano, dove sono raccolti interessanti opere di arte sacra.

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Appeso ad un filo invisibile: Falco Pellegrino

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 Falco Peregrinus. Fonte: internet

Il Falco Pellegrino (Falco Peregrinus) è diffuso con una quindicina di sottospecie in una grande varietà di ambienti in tutto il mondo; alcune popolazioni sono sedentarie, altre migratrici. La popolazione italiana è sedentaria ed abita l’arco alpino, tutta la penisola e le isole, comprese le minori, diffusa dagli ambienti costieri a quelli collinari e montani; di fatto la specie è assente come nidificante solo nelle grandi aree di pianura. Il pellegrino si nutre quasi esclusivamente di uccelli, dai piccoli passeriformi ai grandi corvidi, catturati con spettacolari inseguimenti aerei. Si ritiene che possa raggiungere velocità superiori ai 300 Km/h in picchiata e i 180 Km/h nel volo battuto. In quasi tutto il suo areale la nidificazione avviene su pareti rocciose, più raramente su alberi, a terra o su edifici. Negli anni sessanta, soprattutto a causa dell’inquinamento da DDT, il pellegrino era scomparso o fortemente ridotto in molte parti del suo areale; una volta vietato l’uso di questa sostanza esso ha ricominciato a riprodursi con successo, rioccupando molte zone in cui si era estinto.

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